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Le risposte degli esperti

Buongiorno, vorrei sapere se c'è il rischio che la nuova disciplina dei co.co.co per le collaborazioni sportive inibisca la possibilità, per un'asd, di retribuire un istruttore/allenatore tramite la partita Iva. Infatti, il testo della legge di bilancio definisce perentoriamente tali collaborazioni come rientranti giuslavoristicamente nei co.co.co., quindi come porsi nei confronti di un'istruttore che abbia la partita Iva nella sua disciplina?                                           Si potrà lo stesso inquadrarlo come co.co.co., oppure ciò porterà all'impossibilità, per le asd, di avvalersi di istruttori in possesso di partita IVA? E come porsi nei confronti di un istruttore che, anche senza partita Iva, insegni in 2 o 3 palestre diverse?                                                                                           (Affiliata CSEN Padova).

La legge di bilancio 2018  – L. 27 dicembre 2017 n. 205– come giustamente osservato ha introdotto una disposizione a carattere lavoristico e sostanziale in relazione ai rapporti di collaborazione nell’ambito dello sport dilettantistico.

Il legislatore infatti non si è limitato ad affermare che i compensi per le collaborazioni rese a fini istituzionali a favore degli organismi riconosciuti a fini sportivi rientrano nell’art. 67 comma I lett.m) TUIR – quando erogati da ASD e SSD –  ma ha espressamente fornito una qualificazione giuridica del rapporto di lavoro stabilendo che le prestazioni di cui all’art.2 co.2, lettera d), del D.Lg.vo  15.6.15 n.81, come individuate dal Coni ai sensi dell’art.5 co. 2 lett. a) D.Lg.vo 242/99, costituiscono oggetto di contratti di collaborazione coordinata e continuativa [così testualmente il comma 358 L. Bilancio].

Il tenore letterale della norma e la finalità perseguita dal legislatore – che appare proprio diretta a dare un inquadramento lavoristico ai rapporti fino ad oggi disciplinati prevalentemente da disposizioni di carattere tributario – portano a concludere che sia stato introdotto un tipo legale di contratto per il lavoro sportivo dilettantistico, come riconosciuto dai primi commentatori delle disposizioni.

In relazione ai principi generali e considerata inoltre la natura e le caratteristiche dei contratti di collaborazione coordinata e continuativa, appare corretto allo stato affermare che si tratti di una presunzione relativa e non assoluta; ciò comporta che se il rapporto nella pratica si concreti con modalità tali da risultare difforme rispetto al tipo co.co.co., potrà essere disconosciuta la legittimità del contratto utilizzato. Ciò vale senza dubbio nel caso del rapporto di subordinazione ma anche in relazione all’esercizio di attività libero-professionale.

Ne consegue che se il collaboratore operi come lavoratore autonomo e sia in possesso di partita iva sarà preclusa la possibilità di stipulare i “nuovi” co.co.co.; le ASD potranno comunque avvalersi di istruttori  professionisti che a fronte del compenso emetteranno fattura, soggetta ad oneri fiscali e previdenziali.

Più critica la situazione di un collaboratore che operi per due o tre palestre senza essere titolare di partita iva: si tratta di una situazione che presenta uno degli indici sintomatici dello svolgimento di attività autonoma professionale  -la c.d. pluricommittenza  – e va quindi valutato con attenzione, caso per caso. Come leggere tale circostanza alla luce della “nuova” tipologia contrattuale prevista dalla legge di bilancio? E’ presto per giungere a conclusioni certe e definitive ma possono farsi le seguenti considerazioni: in linea generale non risultano divieti alla possibilità di concludere co.co.co. con diverse ASD contemporaneamente, purché sussistano tutti i requisiti richiesti dalle norme; tuttavia per garantire la genuinità del rapporto di collaborazione coordinata e continuativa dovranno sussistere anche nelle concrete modalità di svolgimento del rapporto tutti gli elementi che caratterizzano tale tipologia e in particolare la coordinazione del committente (che probabilmente risulterebbe scemata a fronte di un collaboratore da considerare a tutti gli effetti come “esterno”).

Biancamaria Stivanello
Avvocato, Foro di Padova



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