Sentenza della Commissione Tributaria di Parma del 03/06/2016 n.442/1/16 in tema di applicazione del favor rei per violazioni inerenti alla tracciabilità delle movimentazioni finanziarie

Alla luce della novella di cui all’art. 19 D.lgs 158/2015 (revisione del sistema sanzionatorio) non è configurabile la decadenza dal regime di vantaggio di cui alla Lg, 398/91 nel caso di violazione da parte di un sodalizio sportivo dei soli obblighi di tracciabilità diversamente configurandosi una violazione al principio del favor rei. Applicazione della sola sanzione di cui all'art 11 D.lgs 472/97

Commento

A seguito dell’emissione di un avviso di accertamento da parte dell’Agenzia delle Entrate in relazione all’anno d’imposta 2009, veniva disconosciuta ad una ASD il regime di favore opzionato di cui alla Lg. 398/91 sul presupposto che fosse stato violato l’obbligo di cui al comma 5 dell’Art. 25 Lg. 133/99 (c.d. Tracciabilità) a fronte di movimentazioni superiori alla soglia all’epoca prevista di Euro 516,46=. 

Il contribuente, impugnato l’atto impositivo, si difendeva contestando integralmente la pretesa dell'erario anche sulla scorta di tutta la documentazione già prodotta e, a suo avviso, idonea a consentire la tracciabilità di tutti pagamenti anche c.d. “sopra soglia” effettuati dall’associazione. 

Sul punto la Commissione, esaminati gli scritti difensivi e le controdeduzioni dell’Agenzia e ritenute generiche e tardive le produzioni documentali di parte, pur dichiarando sussistente la violazione dell’obbligo di tracciabilità annullava l’avviso di accertamento in ragione dell’entrata in vigore dell’art. 19 D.lgs 158/2015 (revisione del sistema sanzionatorio) 
In particolare la Commissione ha preso atto che :

– la novella normativa ha soppresso la disposizione di cui al comma comma 5 dell’Art. 25 Lg. 133/99 (c.d. Tracciabilità) che imponeva la decadenza delle agevolazioni di cui alla Lg. 398/91 nei confronti delle associazioni sportive dilettantistiche quale conseguenza della violazione dell’obbligo di effettuare incassi e pagamenti di importo pari o superiore a mille euro (all’epoca 516,46) con modalità tali da permettere la tracciabilità;

– per la violazione dell’obblgio di tracciabilità resta in vigore l’applicazione della sola sanzione pecuniaria di cui all’art. 11 D.lgs 471/1997 ( da 250,00 euro a 2.000,00 euro);

– La disposizione normativa ha effetto dal 01/01/2016;

La Sentenza (vedi allegato), pertanto, appare particolarmente interessante nella parte in cui “giustifica” la propria decisione nonostante l’oggetto del contendere sia riferibile ad un anno d’imposta (il 2009) certamente antecedente all’entrata in vigore della normativa di vantaggio. 

Richiamando qui integralmente l’approfondimento a cura del Dott. Giancarlo Romiti (Tracciabilità movimentazioni finanziarie. Favor rei sì o no?) è giusto il caso di evidenziare che la tesi dell’Agenzia, secondo cui non dovesse applicarsi la normativa di vantaggio “ratione temporis”, in ragione del principio del “favor rei” di sui all’art. 3 del D.lgs 472/97 non poteva e non può essere condivisibile. 

In particolare l’art 3 recita :”Se la legge in vigore al momento in cui è stata commessa la violazione e le leggi posteriori stabiliscono sanzioni di entità diversa, si applica la legge più favorevole, salvo che il provvedimento di irrogazione sia divenuto definitivo.”. 

Ma la Commissione decide di non fermarsi al mero dettato normativo dando soluzione in senso affermativo allo specifico quesito, a dir poco dirimente, se la decadenza dal regime di vantaggio sia o meno una sanzione e ciò in quanto, dottrina e giurisprudenza consolidata, “(…) hanno ritenuto che situazioni di svantaggio previste dal diritto tributario per il contribuente che abbia violato determinati obblighi pur non coincidendo con le sanzioni vere e proprie possano essere definite come sanzioni “improprie” e siano a queste assimilabili (…)”. 

Sanzioni, continua ancora l’estensore della sentenza, che possono essere di natura procedimentale (minor tutele del contribuente rispetto alle azioni del Fisco) o sostanziali nel senso che “(…) viene aumentata l’imposta negando l’applicazione di deduzioni, di detrazioni, elevando l’imponibile o assumendo come fatti tassabili elementi che diversamente non lo sarebbero (…)”. 

In tal senso la Commissione conclude che se per le sanzioni di tipo procedimentale è dubbia l’applicazione del favor rei” con effetto retroattivo (tempus regit actum) è indiscutibilmente applicabile alle sanzioni in senso sostanziale atteso l’effetto afflittivo che è loro proprio. 

E non vi è dubbio che la disapplicazione del regime di favore di cui alla Lg. 398/91 rappresenti una sanzione in senso sostanziale. 

Non ultimo si evidenzia come la Commissione abbia potuto applicare detto principio sul presupposto che l’accertamento, non ancora divenuto definitivo, potesse ancora godere del c.d. “ius supervenines” più favorevole ribademdo così che il “favor rei” possa risiedere esclusivamente nella non definitività del provvedimento di irrogazione della sanzione risultando diversamente inapplicabile il regime più favorevole, nonostante la sanzione non sia stata ancora pagata.

In tal senso, e facendo un richiamo alla Risoluzione 4/2016 dell’Agenzia delle Entrate, i contribuenti destinatari di atti emessi con irrogazione delle sanzioni ante modifica per i quali non siano ancora scaduti i termini per la proposizione del ricorso potranno richiedere all’Ufficio la rideterminazione della sanzione irrogata.

Richiesta che potrà essere effettuata tramite la presentazione di una semplice istanza. 

Paolo Rendina
Avvocato, Foro di Torino



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